Caratteristiche della cottura in forno dei grissini

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Come avviene la cottura nel forno?

La cottura in forno dei grissini è preferibile perché ha tanti vantaggi come il prolungamento della conservazionee la minore presenza di grassi all’interno del prodotto. Infatti la cottura in forno permette di ottenere un prodotto finale con moltissimi grassi in meno grazie alla mancanza dell’olio che invece è presente nei grissini fritti. La cottura in forno oltre ad essere più sana è anche più semplice.

A quale temperatura devono cuocere i  grissini?

La cottura nel forno avviene solitamente in 8 – 10 minuti ad una temperatura di 190°, quest’ultima può variare leggermente a seconda dello spessore dei grissini. È molto importante posizionare bene i grissini sulla teglia così da permettergli di cuocere in maniera ottimale senza rischiare spiacevoli inconvenienti. La distanza ottimale è di circa 2 centimetri da grissino a grissino così da evitare che si attacchino gli uni agli altri.

Consigli per la cottura in forno dei grissini.

Molte persone per la cottura dei grissini in forno utilizzano della carta argentata come base sulla quale appoggiareli. La carta argentata non è la scelta migliore per due diversi motivi, il primo è che non permette una cottura ottimale del grissino e il secondo è che spesso il grissino stesso vi si attacca. Per ovviare a questo problema è consigliabile adoperare la carta forno, che andrà tagliata e posizionata all’interno della teglia senza dover assolutamente essere oliata o altro. La carta forno consente una cottura perfetta e salutare dei grissini. Una volta terminata la cottura è importante lasciare riposare i grissini per qualche minuto all’aria fresca per farli raffreddare, così facendo i grissini diventeranno croccanti all’esterno e friabili all’interno. Potranno essere conservati in un sacchetto per il pane così da gustarli anche nei giorni successivi senza perdere la fragranza.

 

 

L’arte artigianale di fare il pane: piccola storia della panificazione

Prodotti da forno sul blog di Piavettini.com

Una storia lunga come l’umanità

È difficile dire con precisione quando è nata l’arte della panificazione, infatti la nascita di questa tecnica si perde nella notte dei tempi. Quello che invece è possibile fare grazie ai ritrovamenti archeologici e alle testimonianze degli storici che si sono susseguiti nei secoli, è delineare quali sono state le epoche e soprattutto le civiltà che hanno dato un apporto decisivo all’arte di fare il pane. I questo breve excursus vedremo proprio quali sono state le principali civiltà che hanno contribuito maggiormente nella storia delle panificazione.

L’arte di fare il pane per gli egizi e i greci

Una delle civiltà più antiche che ci hanno lasciato delle testimonianze sulla panificazione sono gli egizi. Grazie allo storico Erodoto (484 – 425 a.C.) sappiamo che furono proprio gli antichi egizi a mettere a punto la fase più importante della panificazione ovvero la lievitazione. Infatti scoprirono che aggiungendo all’impasto di semi macinati e acqua, un pezzetto di impasto del giorno prima, si otteneva questo straordinario risultato. Il segreto della panificazione fu poi appreso anche dai greci che portarono quest’arte a livelli superiori, perfezionando anche i forni per la cottura.

La panificazione nell’antica Roma e nel medioevo

L’arte di fare il pane poi arrivò anche a Roma, ma solo verso la fine del periodo della Repubblica, qui nacquero di fatto le prime botteghe per la panificazione e per la vendita del pane, prima con L’avvento dei mugnai e poi dei forni e delle panetterie vere e proprie. Questa antica arte secolare ebbe però una battuta d’arresto durante il medioevo a causa delle invasioni barbariche. In quel periodo infatti questa tradizione continuò quasi esclusivamente nei monasteri, per poi tornare in auge solo nel Rinascimento. Il pane nelle epoche successive fu sempre considerato il cibo dei poveri, per cui fu pesantemente tassato. La mancanza di pane è stata al centro delle più grandi carestie e rivoluzioni.

Approfondimento sul frumento (nel settore della panificazione)

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Dal frumento alla farina

Il frumento, più comunemente chiamato grano, è un cereale che viene generalmente tritato finemente per ottenere la farina che è la materia prima nel settore della panificazione. In base alla lavorazione è possibile ottenere diverse tipologie di farina, da quella integrale che in un certo senso è la più grezza e ricca di fibre, fino alla 00 che è la più raffinata e povera di fibre. Un’altra differenza consiste anche nella tipologia di grano che può essere duro, dalla cui farina si ricava la pasta, o tenero che invece viene impiegato per il pane.

Dal frumento al pane

I prodotti panificati che come abbiamo detto si basano principalmente sulla farina di grano tenero sono molteplici. Ma per passare dalla farina al pane, ai grissini o altri prodotti affini c’è bisogno di seguire un processo di lavorazione che parte sempre dall’impastamento. Con l’aggiunta dell’acqua si vanno a idratare le proteine presenti nel frumento, questo processo favorisce la formazione di glutine e granuli di amido che conferiscono all’impasto la consistenza caratteristica. In base alla tipologia di prodotto all’impasto va anche aggiunto il lievito. Uno dei più famosi prodotti panificati che prevede la fase della lievitazione è appunto il pane. I lieviti aggiunti all’impasto trasformano il glucosio in anidrite carbonica e alcol etilico, questo processo comporta appunto la lievitazione che fa aumentare notevolmente il volume dell’impasto. Segue poi la formatura, che conferisce al prodotto la forma tipica, e la cottura che può variare sensibilmente in base alla tipologia del prodotto panificato.

Le proprietà del frumento

Il frumento presenta diverse proteine di cui la più conosciuta è il glutine che è essenziale per il processo di panificazione, ma è causa anche di intolleranze alimentari e della celiachia. In generale  le proteine del frumento sono a basso valore biologico quindi vanno sempre accompagnate ad altre fonti proteiche.

Alimentazione sana e sport (come inserire prodotti di panificazione nella dieta sportiva)

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Le proprietà nutrizionali del grano

Il frumento che è alla base dei prodotti panificati è un cereale e come tale ha un alto contenuto di amido e fibra alimentare, mentre risulta povero di grassi e di sodio. Ma ciò che incide notevolmente sulla presenza dei nutrienti nel frumento è la lavorazione necessaria per l’impiego nel settore della panificazione, ovvero la riduzione in farina. Le farine integrali ovvero quelle meno raffinate, sono sicuramente quelle con valori nutrizionali più elevati. Il frumento come gli altri cereali, oltre all’amido che è un carboidrato, forniscono anche diverse vitamine in particolare B1, B2, B3 e PP, ma anche sali minerali come il fosforo, il magnesio il cromo, il rame, molibdeno, il selenio e il manganese.

I prodotti panificati nella dieta sportiva

Se si segue una dieta sportiva bisogna prestare attenzione alla tipologia di prodotti panificati che si assumono durante i diversi pasti. Ci sono differenti tipologie di pane, come i grissini, le piadine ecc, ma ciò che conta è la tipologia di farina che viene impiegata durante la panificazioni. Il pane scuro, viene impropriamente definito integrale, in quanto non è costituito da farina integrale ma da un miscuglio di farina bianca e crusca che gli conferisce appunto il caratteristico colore scuro.

Dieta sportiva: pane scuro o bianco?

A differenza di quanto si possa crede, il pane “integrale” e quello bianco non differiscono molto in quanto a valori nutrizionali, infatti per quanto riguarda i carboidrati il pane scuro contiene il 50% dei carboidrati, mentre quello bianco ne contiene il 54%. Il primo contiene 1*11% di proteine e l’1,5% di grassi, mentre il secondo l’1*8% di proteine e l’1% di grassi, in più hanno valori equivalenti di ferro, calcio, fosforo e vitamine del gruppo B. Tuttavia il pane scuro è preferibile per la dieta sportiva in quanto presenta un maggiore contenuto di fibre dovute alla presenza della crusca.

Curiosità sulle intolleranze alimentari legate ai cereali

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Quali sono i sintomi delle intolleranze alimentari ai cereali?

Le intolleranze alimentari legate ai cereali sono caratterizzate da sintomi molto simili a quelli provocati dall’intolleranza ad altri alimenti. La diarrea è sicuramente uno dei sintomi più comuni, ma in casi più rari può presentarsi anche la stitichezza. La presenza di aria nell’intestino e nello stomaco, le difficoltà digestive sono altri segnali tipici di intolleranza alimentare, così come il gonfiore della parte bassa dell’addome legato ai mal di pancia. In alcuni casi in concomitanza di questi disturbi possono verificarsi anche gonfiori o formicolio alle articolazioni, dolori alle ossa e spossatezza, eczemi e disturbi del sonno. Il livello intensità di questi sintomi può variare da soggetto a soggetto.

Come si identifica l’intolleranza ai cereali?

Se questi o altri sintomi si manifestano dopo aver mangiato determinate pietanze è d’obbligo rivolgersi al medico per identificare l’intolleranza. Nel caso dei cereali il maggiore responsabile delle intolleranze è il grano o frumento. In questo caso il medico effettuerà dei test ovvero il Prick Test e i Rast Test che servono anche per scoprire se si tratta di allergia o intolleranza al frumento, in quanto questi due disturbi sono differenti, come lo sono anche l’intolleranza al glutine e la celiachia.

Quali cibi bisogna evitare se si è intolleranti ai cereali?

Una volta accertata l’intolleranza alimentare al frumento, si dovranno evitare prodotti che contengono grano, come il pane, la pasta i dolci e altri prodotti da forno. Vista la massiccia diffusione delle intolleranze e allegrie al grano, non è difficile trovare nei supermercati prodotti pensati a posta per le persone che soffrono di questi disturbi. Il grano, in più, può essere sostituito da altri cereali come l’orzo, il riso, il mais, l’avena, il grano saraceno, a patto che siano state escluse allergie o intolleranze anche a questi cereali.

Come utilizzare i grissini sbriciolati: qualche consiglio e idea utile

grissini sbriciolati

Cosa fare quando ci ritroviamo con dei grissini sbriciolati?

Quando usciamo e vogliamo portarci dietro qualche spuntino, spesso capita di ritornare a casa e trovare tutto sbriciolato. Questo accade soprattutto se si tratta di grissini, che avendo una consistenza delicata, possono rompersi facilmente. Ma si tratta pur sempre cibo ed è un peccato doverlo buttare, quindi si passa ad una pratica che ad oggi è “tornata di moda”, ovvero riciclare gli avanzi, proprio come facevano in passato i nostri avi.

Ecco dei consigli e delle idee utili per riutilizzare i grissini sbriciolati

Di seguito andiamo a vedere alcuni semplici consigli per poter utilizzare i grissini sbriciolati in modo tale da non sprecarli.

  • Polpette, polpettoni e hamburger. Basterà utilizzare i grissini sbriciolati al posto del pane raffermo.
  • Insalate miste. Per riuscire a dare un tocco in più di croccantezza e di sapore, si possono aggiungere i grissini sbriciolati a qualsiasi tipo di insalata mista.
  • Zuppe e minestre. I grissini sbriciolati sono un ottimo sostituto dei classici crostini che mettiamo nelle minestre o nelle zuppe.
  • In sostituzione al parmigiano. Se per qualche motivo volete evitare un eccessivo consumo di parmigiano grattugiato, allora si i grissini sbriciolati possono essere frullati con: sale, erbette e 1 cucchiaino di mandorle. Da utilizzare sulla pasta.
  • A posto del pangrattato, i grissini sbriciolati possono essere utilizzati per l’impanatura di diversi cibi: carne, pesce o verdure.
  • Si possono utilizzare per ricoprire verdure o pesce per la gratinatura magari insieme ad un fili d’olio e del parmigiano grattugiato. In questo modo i cibi risulteranno avere una gustosa superficie croccante.

Ottimo per far mangiare le verdure ai bambini

Come abbiamo visto sopra, i grissini sbriciolati possono essere un ingrediente che si sostituisce alla perfezione ad altri condimenti. Ma non solo, infatti molti bambini odiano mangiare le verdure. I grissini sbriciolati potrebbero essere un buon modo per far gradire ai bambini un ottimo passato di verdure.

Come integrare i prodotti panificati nella propria dieta

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Si possono consumare prodotti panificanti durante la dieta dimagrante?

La risposta a questa domanda è sì, l’importante è non esagerare con le porzioni e scegliere alimenti panificanti integrali. Questo perché il pane integrale a differenza di quello bianco contiene meno calorie. Di prodotti integrali ad oggi ce ne sono davvero tanti, non solo il pane e panini, ma anche cracker, grissini, e altri ancora; questi sono reperibili comodamente in ogni supermercato, quindi non sarà un problema trovarli. La scelta è davvero vasta, basta non esagerare mai con le quantità e controllare l’etichetta per verificare gli ingredienti.

Come scegliere il pane e in generale panificanti integrali

Controllate gli ingredienti leggendo le etichette, assicurandosi che il primo ingrediente deve essere la farina integrale. Infatti non bisogna farsi ingannare dal pane che semplicemente presenta un colore scuro, molto spesso vi aggiungono dei coloranti, quindi in realtà il pane non risulta veramente integrale, quindi il controllo degli ingredienti è importantissimo. Un’altra cosa da controllare è che l’apporto di fibre per ogni porzione non sia inferiore ai 3 grammi. In generale questi accorgimenti vi daranno la scurezza di acquistare del vero pane integrale.

Quanto pane si può mangiare durante la dieta?

Per consumare i panificanti in modo corretto durante la dieta, bisogna fare attenzione a non mangiare il pane come accompagnamento ad altro cibo, ma utilizzarlo come pasto principale. Ovviamente la quantità delle porzioni di panificanti integrali si stabilisce in base alla singola persona, al fabbisogno energetico e ad altre caratteristiche. Bisogna sempre fare attenzione a come si abbina il pane. Di conseguenza, in linea generale è meglio consumare il pane integrale in proporzione alla dieta complessiva. Quindi il pane integrale non può essere mangiato senza limiti, perché deve essere assunto comunque seguendo dei calcoli di proporzione.

Come scegliere l’olio giusto nella preparazione dei grissini artigianali

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L’importanza delle materie prime

Per la realizzazione di grissini artigianali a regola d’arte l’aspetto più importante a cui dare il giusto valore è senza ombra di dubbio la scelta degli ingredienti che compaiono nella ricetta, a cominciare dall’olio. Quest’ultimo, che nei grissini viene utilizzato per sostituire materie prime notoriamente più caloriche, come lo strutto, il burro o la margarina, deve essere del tipo extra vergine d’oliva, per dare alla ricetta il giusto sapore. La presenza dell’olio fa dei grissini artigianali un prodotto da forno dal gusto delicato, oltre che salutare ed altamente digeribile.

I segreti della preparazione di grissini artigianali

L’olio extra vergine d’oliva viene scelto per la preparazione dei grissini artigianali in quanto garantisce la giusta elasticità all’impasto. Oltre alla tipologia è fondamentale anche la quantità di olio utilizzato nella ricetta. Poco olio, infatti, renderebbe l’impasto eccessivamente secco. I grissini artigianali sarebbero di conseguenza duri e poco friabili. Di contro, una quantità eccessiva di olio rischierebbe di rendere il prodotto appena sfornato troppo unto e pericolosamente indigesto. Il segreto è dunque quello di calibrare bene le dosi, tenendo conto soprattutto della quantità di farina di partenza e delle caratteristiche con cui si presenta via via l’impasto.

La tecnica di lavorazione dei grissini artigianali

Per preparare i grissini artigianali nel pieno rispetto della tradizione, va seguita una tecnica di lavorazione ben precisa. Questa prevede l’aggiunta dell’olio non solo al momento dell’impasto, ma anche in previsione della lievitazione. Il panetto da cui si otterranno i grissini artigianali, infatti, deve essere irrorato d’olio lungo tutta la superficie, in modo da risultare ben idratato in ogni sua parte. Dopo quest’accorgimento, il panetto è pronto per lievitare naturalmente, fino a raddoppiare il proprio volume.

Salumi e formaggi per vestire i grissini

grissini salumi

Snack di grissini per antonomasia

Gustare un buon grissino è un’esperienza che più o meno tutti abbiamo provato, almeno una volta nella vita. Ma questa esperienza può diventare tanto più soddisfacente se trasformiamo i grissini in un vero e proprio snack. Per riuscirci, fondamentale è trovare il giusto abbinamento, ovvero cibi che siano in grado di porre in risalto le peculiarità del grissino stesso, senza sovrastarlo con i propri sapori intrinseci. In particolar modo, vi sono alimenti più adatti di altri per questo scopo: stiamo parlando di salumi e formaggi di qualità. Certamente, questi cibi – se scelti con accuratezza – possono vestire i grissini in maniera ottimale, coniugando perfettamente il buon sapore al bell’aspetto.

Vestire i grissini di salumi

La tradizione salumiera italiana è ricca e qualitativamente invidiabile. Il bel paese pullula infatti di allevamenti che danno vita a salumi sublimi e in grado di far eccellere i nostri piatti. Per dare risalto a grissini di qualità possono essere utilizzati, fra gli altri, salumi quali il prosciutto di Parma, il prosciutto San Daniele, il salame felino, il culatello di zibello, l’ossocollo di suino, il capocollo di Cinta Senese, il capocollo di suino nero dei Nebrodi. Si tratta di salumi d’eccellenza della produzione nostrana che si sposano ottimamente ai grissini di qualità.

I formaggi d’eccellenza della Penisola

Discorso analogo può essere fatto per i formaggi, altro fiore all’occhiello della tradizione gastronomica italiana. Nel caso volessimo stupire i nostri ospiti potremmo certamente fare riferimento per i nostri grissini a formaggi quali la fontina valdostana, la robiola piemontese, il Puzzone trentino, il Morlacco veneto, lo squacquerone romagnolo, il pecorino toscano, il Raviggiolo umbro, il pecorino di Filiano. Naturalmente, quelli proposti sono solo alcuni degli alimenti in grado di creare degli snack per grissini gustosi e di qualità. Con la raccomandazione di dare libero sfogo alla fantasia di ciascuno.

Piavettini al Kamut: la bontà e la leggerezza

Piavettini al Kamut

I benefici della farina di Kamut

Ultimamente si sente sempre più parlare della farina di kamut, tanto che i prodotti realizzati con questa farina stanno riscuotendo un grandissimo successo. Quali sono le ragioni di questo crescente apprezzamento? La motivazione principale risiede innanzitutto nella grande leggerezza dei prodotti realizzati con la farina di kamut. Proprio grazie alle differenze, anche se minime, che intercorrono tra il kamut e il grano, esso è particolarmente indicato per le persone che non tollerano bene il frumento e che non riescono a digerirlo, o per tutti quelli che vogliono mangiare leggero.

Piavettini al Kamut: caratteristiche del prodotto

I Piavettini Kamut sono realizzati con grano Khorosan Kamut, una varietà proveniente dagli Stati Uniti che si distingue per l’elevata presenza di sali minerali, in particolare selenio. La lievitazione è molto lenta e conferisce ai Piavettini il classico aspetto tradizionale del pane fatto a mano. La doratura è ottenuta attraverso l’aggiunta di olio extravergine finissima. Il sapore del kamut è ulteriormente esaltato nella sua dolcezza da formaggi stagionati e da marmellate. Il prodotto ha un aspetto rotondeggiante  ed è realizzato con un metodo biologico che quindi garantisce il consumo di un prodotto estremamente sano e nutriente.

Scegli la qualità

I Piavettini al Kamut sono un prodotto che si distingue per i suoi elevati valori nutrizionali ed energetici, ma anche e soprattutto per la loro bontà e leggerezza. La consistenza dei Piavettini è fragrante e friabile, ma quello che colpisce in questo prodotto è il sapore. Particolare è anche il profumo di vaniglia che caratterizza i Piavettini e che li rende ancora più dolce. Tutti gli ingredienti utilizzati per i Piavettini sono biologici e naturali, sani e di qualità eccellente. Scegliere i Piavettini al Kamut significa scegliere non solamente il gusto, ma la qualità.

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